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Il peso di carta e cartone nel bidone dei rifiuti organici



Quando non è possibile riciclare la carta, la compostabilità è il requisito che le permette di essere recuperata insieme ai rifiuti organici in un impianto industriale di trattamento biologico. È il caso ad esempio degli imballaggi utilzzati per trasportare e conservare alimenti umidi e grassi.

Un aspetto messo sotto osservazione dal 2013 grazie al protocollo di intesa tra il Consorzio italiano compostatori (Cic) e Comieco, documento redatto per garantire la qualità delle filiere. L’indagine svolta ha previsto nel tempo la realizzazione di analisi merceologiche con lo scopo di inquadrare la presenza degli scarti cellulosici all’interno della filiera del recupero dello scarto umido e valutare il riciclo di materia.

A partire dal 2016 sono state inoltre effettuate diverse analisi per calcolare un valore “medio” di umidità sulle frazioni di imballaggi cellulosici, per poi riportare i valori a una percentuale di umidità del 10%, come per il macero destinato al riciclo in cartiera. Gli imballaggi quantificati all’interno della frazione organica del rifiuto solido urbano (forsu) comprendono tre frazioni: cartoncino teso, ondulato e altri imballi. Sono esclusi dal conteggio gli appositi sacchetti in carta per la raccolta umido.

Nel 2020 è stato acquisito un numero elevato di indagini merceologiche (429) effettuate dal Cic sulla forsu, in 22 tra impianti di trattamento biologico e piattaforme di trasferenza distribuiti sul territorio nazionale, che ha consentito di caratterizzare con buona precisione la tipologia di scarti a matrice cellulosica presente all’interno del rifiuto organico.

A livello nazionale le frazioni cellulosiche rappresentano il 2,62% percentuale in peso della forsu, un aumento consistente rispetto alle rilevazioni del 2019 che si giustifica con una massiccia presenza della frazione costituita da tovaglioli e altri tessuti cellulosici caratterizzati da un elevato tasso di umidità dovuto all’assorbimento della frazione organica.

La quota dei soli imballaggi è invece pari allo 0,69% della frazione organica, con un aumento rilevato di appena il 3% rispetto al 2019. Valore che diventa lo 0,54% se si riporta il quantitativo emerso al 10% di umidità (valore percentuale come da En 643).

Per il 2020, quindi, la stima emersa dalle analisi merceologiche effettuate dal Consorzio CIC indica un quantitativo di imballaggi riciclati nella filiera dell’organico di 30,7mila tonnellate, comprensive di cartone ondulato, teso e altri imballi in carta, con un ulteriore dettaglio, introdotto nel 2020, che riguarda gli “imballaggi in cartone teso per il catering”.



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